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Dal fronte d’ucraina, dove si difende l’Ue

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Pur non facendo ancora ufficialmente parte dell’Ue, a tener banco nelle città d’ucraina è tuttavia l’esito della tornata elettorale

Chervonohrad – Al di là dell’annuncio del ‘macellaio di Grozny’ Ramzan Kadyrov – secondo cui i suoi soldati del reggimento “Akhmat” avrebbero conquistato il piccolo villaggio di Ryzhivka nell’oblast’ ucraina di Sumy – prontamente smentito dalla massima autorità locale Yuri Zarko, si può dire che i tentativi russi d’aprire un nuovo fronte nell’Ucraina nord-orientale siano falliti. Come si può facilmente evincere dalle mappe e da alcune nostre clip registrate in quei luoghi per il canale YouTube e il sito di questo giornale, quel piccolo lembo di terra ucraina confinante con la regione russa di Kursk costituisce infatti l’attuale ‘zona grigia’ in cui le ДРГ russe ormai sconfinano da mesi con incursori e sabotatori, sfruttando il fatto che la copertura della loro artiglieria ha impedito alle ЗСУ d’erigervi fortificazioni difensive. Al di là dei proclami, ciò che è accaduto realmente è stato uno sconfinamento da parte d’un piccolo manipolo di russi, che ha avuto giusto il tempo di fotografare la propria bandiera a Ryzhivka prima d’esser neutralizzato.

Il tentativo di creare una zona-cuscinetto lungo il confine con l’Ucraina è dunque fallito e ora le truppe di Kyiv stanno infliggendo perdite significative a quelle nemiche anche intorno a Vovchansk. Da parte russa, i modesti progressi ottenuti in direzione d’Avdiivka e Chasiv Yar non hanno consentito di sfruttare il ritardo nelle consegne americane per sfondare. Gli equilibri in campo stanno infatti iniziando a cambiare e le Forze armate ucraine – che sono riuscite a tenere la linea di fronte, infliggendo perdite pesantissime a quelle russe – hanno ritrovato slancio nell’iniziativa di contrattacco. Per la prima volta nella Storia esse sono riuscite a colpire almeno un caccia multiruolo Su-57 (il più moderno in dotazione all’aviazione russa) raggiungendolo con un drone nell’aeroporto di Akhtubinsk della regione di Astrakhan, a 589 chilometri dalla linea di fronte. Considerato che Mosca disponeva d’appena sette di quei costosi velivoli e che secondo alcune indiscrezioni gli esemplari gravemente danneggiati potrebbero essere due, si tratta d’un danno ingente che precluderà forse per qualche tempo il lancio di quegl’insidiosi missili X-69 che hanno colpito per esempio la centrale elettrica di Trypilska, a Kyiv. L’aeronautica militare delle Forze armate del Tridente dal canto suo ha fatto sapere d’aver avviato i test finali di nuovi sistemi di difesa aerea di fabbricazione ucraina e di star lavorando alla creazione di glide bomb nate dalla modifica di quelle ordinarie a caduta libera.

Pur non facendo ancora ufficialmente parte dell’Unione europea, a tener banco nelle città ucraine è tuttavia l’esito della tornata elettorale che ha visto la riconferma d’una maggioranza parlamentare pro Ukraine ma anche la decisione di Macron di sciogliere l’Assemblea nazionale per misurarsi nuovamente con Marine Le Pen. Per via dei drammatici risvolti che potrebbe implicare una vittoria di quest’ultima negando il sostegno francese alla guerra, ostacolando decisioni importanti all’interno dell’Alleanza Atlantica e rallentando il processo ucraino di adesione all’Ue, si respira parecchia tensioneI vessilli stellati su campo blu sventolano qui (e sino alla linea di fronte) assieme ai colori nazionali perché l’Ucraina difende strenuamente la sua comunanza valoriale con l’Unione: di conseguenza, la società civile ucraina è molto informata sulle dinamiche interne ai Ventisette.«Nemmeno chi è qui vuole la Terza guerra mondiale per i propri figli. Usare certe scorciatoie del cervello è persino offensivo». Così un’insegnante di Storia ha esordito ai nostri microfoni a Lviv, riferendosi alle forti critiche del ministro italiano Salvini sulla proposta di Macron d’inviare addestratori e truppe occidentali per frenare l’orda russa, definendo «criminale» e «pazzo» quest’ultimo e non Putin. «Andrebbe ricordato che per qualcuno il 1945 non ha segnato solo la fine dell’incubo nazista ma l’inizio di quello comunista» ricorda un altro insegnante, meravigliandosi di come possa certa stampa occidentale descrivere l’ingressso nella Nato dei Paesi usciti dalla sfera d’influenza russa come un ‘allargamento’ dell’Alleanza e non come un legittimo tentativo di quest’ultimi d’assicurare il futuro dei propri figli lontano dal russkij mir. «Il recente forum di San Pietroburgo ha segnato l’isolamento internazionale di Putin. Parlava da solo, applaudito da chi rappresenta lo Zimbabwe. Se il ‘mondo russo’ fosse il paradiso che descrive, nessuno avrebbe cercato a ogni costo d’andarsene per sempre» conclude l’insegnante, chiedendoci per chi avessimo votato alle europee. È stato francamente difficile spiegargli che il nostro Paese, paradiso della disinformazione russa, ha negato il diritto di voto agl’iscritti all’Aire. In pratica non è stato consentito loro di esprimere il proprio sostegno al futuro dell’Europa, mentre chi vive in Italia e ha dato tutto ciò per scontato – non degnando neppure d’una “X” il sacrificio celebrato due giorni prima in Normandia – s’è sentito libero d’andarsene al mare

di Alla Pardei e Giorgio Provinciali

L’articolo Dal fronte d’ucraina, dove si difende l’Ue proviene da La Ragione.

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